Le vocali del portoghese
Uno shibbòlet (dall'omonimo sostantivo femminile ebraico) è una frase spia o rivelatrice, perché la sa pronunciare bene solo chi appartiene al gruppo regionale e linguistico che l'ha ideata.
Lo shibbolet è cioè una parola d'ordine dove non è segreta la parola di per sé, ma la sua pronuncia. Chi è straniero non riesce a dirla bene, o come minimo non gli viene naturale.
Tutti abbiamo esempi di shibbolet, più o meno consci.
Io magari mi accorgo di un settentrionale che cerca di parlare romanaccio pronunciando l'articolo er con la
- nel 1923 un violento terremoto colpì la regione di Tokyo. Alla distruzione seguirono saccheggi ed epidemie, e si diffuse la voce che la colpa delle disgrazie fosse dei perfidi coreani; fu istituita la legge marziale e venne chiesto a tutti di dire ad alta voce jū-go-en, go-jis-sen (15 yen, 50 "sacchi"). I giapponesi pronunciavano le sillabe col suono g rispettivamente /g/ (di gatto) quando iniziale e /ŋ/ (di "anche", o dell'inglese sing) quando mediano; nessun coreano sapeva produrre questi suoni, e così furono tutti accusati di avvelenare i pozzi e trucidati senza convenevoli.
- Durante l'operazione Chariot della seconda guerra mondiale, i britannici usavano le frasi "War Weapons Week" e "Welmouth" come segnali. Circa 300 soldati tedeschi sono morti perché non sapevano pronunciare il suono consonantico /w/, quello di "uovo".
La lingua portoghese è formata da circa 50 suoni o, per dirla più difficile, l'inventario fonematico del portoghese europeo consta di circa 50 fonemi.
Lo spagnolo e l'italiano ne hanno 30 –scarsi– a testa!
Ma dove risiede tutta questa difficoltà del portoghese per noi italiani? È presto detto: nelle vocali. Infatti le consonanti non danno problemi, con l'eccezione della erre gutturale alla tedesca che si usa in alcuni casi.

Tanto per cominciare, il portoghese europeo ha 9 suoni vocalici: 7 sono facili, uno così così e un altro –ritratto qui accanto nella sua fredda ma inattacabile, degna identità fonetica– è un gran bastardo.
I 7 facili sono uguali all'italiano, contando le due aperture possibili di "e"
- ão = am. Sono lo stesso suono! E quella "m"
non si pronuncia: indica solo la nasalizzazione. Per assurdo, quindi, falam si potrebbe anche scrivere fálão e non sarebbe cambiato niente. - ãe = em. Idem come sopra. Potremmo scrivere mem invece di mãe.

Concludo questo post insolito indovinate come? Con uno shibbolet: Matacães ("ammazza-cani").
È un paesino di mille anime a nord di Lisbona. Il suo nome racchiude in tre sillabe le difficoltà di questa lingua, con le sue "a chiuse" nasali e non, e quel suono SH alla fine, così prepotentemente portoghese, che i fratelli spagnoli, ad appena 200 km di distanza, non sanno e non sapranno mai pronunciare.
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professore è soprannominato faina in virtù delle orecchie e dei tratti somatici; ha origini brasiliane ma al contrario dei brasiliani normali parla in un modo incomprensibile, scandendo poco ogni suono per risparmiare i muscoli del corpo e mischiando le due varianti di portoghese in modo imprevedibile. Non si capisce niente, che peccàààt! Ero così interessato all'UML... no, in realtà il grande De Giacomo a Roma me lo riconosce come seminario, altrimenti mai e poi mai avrei studiato ciò.
