sabato 12 maggio 2007

António era um fofinho!

English summary: my house is a mess due to some workmen fixing a fallen bathroom door, so I finally update you on some things.

I went to see my friends' theatre play, which was funny yet grotesque, about some couples and the odd pretexts linking human beings, past and present.

Then I attended a big gathering out of Lisbon, to celebrate the 33rd anniversary of Carnation Revolution, that is, the start of democracy in Portugal. I met an old lady who was confused: she liked the old man Salazar, but she also loves parties, concerts and sweets, thus she was there. In my humble opinion, she is not alone in this strange country.

Finally, I think I know the topic of my Master thesis: applying Fuzzy c-Means Clustering techniques to satellite images. Simply speaking: writing a smart program that looks at coloured pictures of the sea and says which zones will have the most fish.

Approfitto del fatto che non posso fare niente per scrivervi qualcosa. Non posso fare niente perché ho gli operai in casa: la porta del bagno è marcita e si è staccata definitivamente dai cardini. Una situazione annunciatasi da un paio di mesi, ma la mia padrona di casa Maria Rita, proprio in quanto padrona di casa, è per definizione negligente. Comunque è senz'altro meglio di Maria Francisca, quella precedente.

Sono andato a vedere un po' di cose interessanti, a cominciare da un teatro amatoriale universitario. Titolo della peça (pièce): "Il morto è solo un pretesto - I bivalvi a due a due vanno e i lupini soli stanno".

Parla di due coppie molto diverse le cui vite si intrecciano a causa della morte di un certo Manel; più in generale parla dei pretesti che legano presente e passato, e per questo, per il suo parlare del tempo ma senza piagnistei oltre che per l'ironia mi è piaciuto.

La prima coppia è composta da due ragazzi semplici e sognatori: Mónica, addetta alle pulizie nell'Acquario Vasco da Gama, parla alle conchiglie con tendenze suicide, ballando o raccontando loro storie, storie che poi finiscono per farle suicidare veramente; Gustavo invece è un "operatore di documentazione eccessiva" ossessionato dalle graffette.

La seconda coppia non è più una coppia perché Ricardo e Catarina sono troppo ordinari, stressati: insomma, egoisti.

Se permettete vi riporto alcune battute. Complimenti per lo spettacolo a Carla e a Inês! Purtroppo le vecchiette che interpretavate sono i personaggi di cui non ho capito proprio niente.

Mónica - Adesso è il tuo turno.
Gustavo - Di fare cosa?
M - Di raccontare cose incredibili!
G - Allora... oggi ho telefonato alla mia partita IVA.
M - E hanno risposto?
G - Sì! Era una cartoleria! Ovviamente ho colto l'occasione per chiedere se avevano punti per spillatrice.
M - Colorati?
G - Certo, sono quelli che cerco... ne avevo uno in mano in quel momento ne ho avuto uno in mano, una volta. Ma sono così rari! Sono oggetti da esposizione.
M - Non ti preoccupare... un giorno troverai il tuo punto per spillatrice colorato.

(Davanti alla salma di Manel)
Ricardo - Che puzza di chiuso qua dentro, non si respira. Berrei volentieri qualcosa.
Catarina - Il distributore di
imperiais (birre alla spina) è laggiù, in fondo a sinistra.
R - Distributore di
imperiais?
C - Sì. Manel desiderava che alla sua morte ci fosse una macchina distributrice di
imperiais in chiesa. La mamma ha rispettato la sua volontà.
R - E si paga??
C - Certo che no, Ricardo!
R - Manel era veramente troppo avanti per i suoi tempi. Pensava a tutto.
C - Era un ubriacone, questo sì...
R - Non fare la pettegola, dai. Gli piaceva bere, è vero. Senti una cosa... io vado a prendermi una
imperial così onoro la volontà di Manel. Ne vuoi una anche tu?

Quaggiù la vita di facoltà è davvero sentita da molti studenti. Si riuniscono, discutono, formano le associazioni più disparate, passano le nottate insieme nei campus o nelle biblioteche.

Ma andiamo avanti. Qualche giorno dopo, sono andato alle celebrazioni per l'anniversario del 25 aprile 1974 Rivoluzione dei Garofani, fine della dittatura ad Almada. È stato più istruttivo della visione di Capitani d'aprile con la classe di portoghese.

25 April 2007Quel giorno uscivo dal campus alle 20:00, e siccome la mia facoltà, come Almada, è nella costa sud del Tago –i miei lettori più attenti sanno questo fatto fino alla nausea–, decido per praticità di recarmi direttamente sul luogo del concerto; gli amici mi avrebbero raggiunto più tardi.

Mi metto su una panchina a farmi gli affari miei insieme al "quaderno di accompagno" (il registratore MP3 cinese è in riparazione, quindi per i miei sforzi di memoria sono tornato ai vecchi ma affidabili sistemi di una volta).

La piazza è abbastanza deserta per via di una fastidiosa pioggerellina (chuva molha-parvos, espressione divertente perché dà degli stupidi ai poveracci che si beccano l'acqua in testa); a un certo punto una vecchietta con un brutto cagnolino bianco mi si siede accanto. Abbiamo entrambi voglia di parlare, così le chiedo cosa pensa della democrazia, di Salazar e del concerto. Mi dice che:
  • la democrazia è un'ottima cosa: prima non si poteva fare niente. Per dirne una, non c'era la libertà di parola.
  • il concerto è bello e poi allestiscono chioschi che vendono farturas (la risposta lusitana ai churros alle porras dei cugini spagnoli. A proposito, solidarietà ad Andrea! Ora non si possono neanche più prendere in giro i cugini nel centro di Lisbona, che qualcuno reagisce male.)
  • Salazar era un uomo buono, infatti quando la signora andava alle elementari il primo ministro andò a visitare lo sperduto di lei paesino, e tutti i bambini della scuola erano vestiti di bianco a festa, e tutti erano contenti, che bellezza. Non solo: il buon António, di propria iniziativa e facendo arrabbiare i suoi uomini che gli mettevano fretta, scese pure dalla macchina per accarezzare i piccoli e dare la mano a tutti.
  • Un'amica della sorella della vecchia signora faceva la donna delle pulizie presso il palazzo del primo ministro, e lui era tanto gentile, infatti trattava bene la servitù e si fermava con loro a chiacchierare e ad ascoltarne i problemi.
  • Le brutture dell'Estado Novo erano colpa dei gesuiti e religiosi vari di cui Salazar si circondava.
  • Il Senhor Doutor era tanto buono e umile, tanto portoghese, tant'è vero che si fece seppellire nel suo paese natio invece che in pompa magna nella capitale.
  • etc. etc.
Mi son fatto l'idea che i lusitani abbiano ancora un po' di strada da fare quanto a unità e coscienza nazionali. Va bene che solo la storia può giudicare, però ogni tanto un reality check ci vuole.

La signora non è un caso limite: recentemente l'1% della popolazione ha espresso il proprio televoto in una trasmissione chiamata I grandi portoghesi. Quasi la metà di loro ha votato Salazar.

Un altro tipo di naïveté mi ha dato da fare ultimamente: quella del classificatore di Bayes naïve da implementare (programmare) per il corso di Apprendimento Automatico, che mi piace ma è un po' difficile. Ho preso l'impegno di fare la tesina finale su alcuni metodi di raggruppamento automatico di dati per l'oceanografia e la pesca. Non sarebbe male come tesi di laurea specialistica.

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domenica 3 dicembre 2006

Flashback

English summary for the international Prestige fanbase: while searching for a new flat I ended up having dinner with some 10 unknown Portuguese students, and I had a great time doing my part in the kitchen as well as making a fool of myself. Much talking ensued, then we ate like there's no tomorrow and I quickly found myself back in Bairro Alto, somewhat happier than the previous days because I felt exactly like a newly arrived exchange student, lulled in his beautiful baby-like cluelessness in an unknown country. Even though I am not going to move to that place due to the lack of single rooms, my search could not possibly begin in a better way.

Premessa: qualche giorno fa ho detto alla mia padrona che a fine anno levo le tende. Voglio vivere con degli autoctoni affabili in una zona centrale, spendere di meno e avere un salotto con i divani. Magari anche un paio di fettine di culo vicine all'osso e tagliate a mano per preservare l'aroma, ecco.

Stanotte sono contento perché ho visitato una casa, o meglio sono stato a cena da alcuni studenti a me sconosciuti con la scusa di vedere anche la casa. L'appartamento è nel quartiere Rato -sissignori, vuol dire proprio "topo"- e il mio contatto è uno dei sette abitanti di questa situazione alquanto bohémien. Con tale Márcio (cioè Marzio) avevo parlato 5 minuti in un puzzolente bar di Porto a ottobre; me l'ha presentato Fátima, amica di Graça, a sua volta amica della Nicoletta che ho conosciuto per strada. A proposito, Nico, se mi leggi, ti devo dare quel regalo da tre mesi e non riesco a incontrarti... vergonha!

È stato strano. Mi ha aperto la porta un tizio sconosciuto, che per quanto ne sapessi poteva pure essere Márcio, visto che per le facce ho una memoria da pesce rosso e l'avevo incontrato diverse settimane fa. Ma non era lui.

Comunque sono entrato trovandomi in mezzo a un bel po' di portoghesi, quattro gatti -letteralmente- e una discreta cappa di fumo. Una pletora di nomi mi entra da un orecchio per uscire prontamente dall'altro, il che causerà qualche gaffe nel resto della serata: Tiago Margarida Tó João e sarcazzo chi altri, muito prazer... és italiano, a sério? Que lindo! e mi ritrovo a tagliare aglio, pelare patate e dare consigli sulla cottura della carne, tutto in virtù della mia italianità che agli occhi di qualcuno mi conferiva automaticamente una fama di cuoco provetto, un'aura di autorità.

Dopo almeno due ore di conversazione a proposito di varie città del Portogallo del nord, della debolissima industria cinematografica lusitana e del fatto che molti validi attori di teatro si vedono costretti a lavorare per infime trasmissioni televisive, finalmente le patate sono cotte e possiamo mangiare. La cena va che è un piacere, poi mestamente chiedo scusa ma devo proprio andare per raggiungere degli amici al Bairro Alto. Meraviglioso poterci andare a piedi.

Tra l'altro la casa di Márcio è bella e tutti i suoi abitanti sono disponibili; hanno un sacco di biglietti e fogli ironici appesi al muro, bilanciando l'organizzazione all'amicizia. Però non credo di trasferirmi lì visto che dovrei per forza condividere la stanza con qualcuno, e la cosa non mi garba.

Il motivo per cui sono contento è che in questo 2 dicembre ho rivissuto uno sprazzo di settembre, di conoscere gente nuova a volontà, cercare casa e fare un sacco di domande. In sostanza lo stato d'animo pieno di entusiasmo di inizio erasmus, così diverso dalla vita qui "a regime", dotata ormai di una sua routine, persino notturna.

Ma in realtà...

Matthew Bellamy...questo post era solo una bieca scusa per raccontarvi un episodio che mi è successo qualche tempo fa ma che avevo dimenticato di scrivere. Durante una serata uggiosa ho conosciuto i Muse per strada, ho detto loro due frasi di circostanza e mi sono ritrovato con un accredito per il loro concerto, che peraltro si è rivelato migliore di quanto immaginassi.


Concludo dicendo che è venuto a trovarmi mio cugino Carlo, siamo stati bene e ci siamo sparati quello che per me è stato l'ennesimo concerto: la raffinata Patricia Barber. Il caso ha voluto che le tre persone che finora mi hanno visitato (Aldo Rock, mamma, Carlo) siano tutte nate a Napoli e dintorni.

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martedì 3 ottobre 2006

Non andate mai alla Tasca do Chico in rua do Diário de Notícias nel Bairro Alto! La ginja costa un sacco e le cameriere sono scorbutiche: dopo che avevo pagato e bevuto con un gruppo di amici, non mi hanno lasciato fotografare le bottiglie del magazzino, cioè un mero sgabuzzino di fronte ai tavoli che era casualmente aperto. Mi hanno risposto di no e poi chiuso la porticina addosso.

Terzo concerto in poco tempo: Nicola Conte! Ma è stato meno new jazz, meno bossa nova, meno lo-fi, meno tutto che nei dischi. Di fatto una semplice discoteca.

Ho due nuovi amici, del cuneese e di Cipro. Insieme a un ingegnere indiano che ha le tette pur non essendo grasso, loro abitano in una casa subaffittata da un energumeno vagamente rassomigliante a Bruce Willis ma più tozzo e più scuro di pelle, e che conduce una vita alla grande Lebowski.

Ma la novità più importante riguarda la casa, in quanto finalmente le due nordiche spagnole -io sono il terrone dell'appartamento- sono scese tra me e il grullo toscano, accompagnate dai rispettivi genitori con ammennicoli vari.

A parte qualche baruglio [*] iniziale tra la padrona di casa e una delle ragazze (aizzata dal padre, simile a Donald Rumsfeld fuori e dentro), le cose si sono normalizzate tra noi quattro erasmus in a sweet harmony, non senza difficoltà perché non abbiamo ahimè una lingua comune. Lingua comune, toh. In virtù di una sinapsi prestige, colgo l'occasione per salutare er Zàmennof de Ciampino in trasferta a Liverpool e gli altri colleghi erasmus: Gabinetto Cacarelli a diffondere il gioco della catarsi in quel di Granada e il Giulio che finalmente imparerà un po' di tedesco con le cattive.

Qualche foto.

E venitemi a trovare, su!

[*] non so se esiste questa parola ma mi piace. In portoghese barulho vuol dire rumore.

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martedì 19 settembre 2006

Torno nella mia nuova casa dopo due giorni e mezzo a Roma, passati essenzialmente a incontrare gente in mezzo alla pioggia, senza neanche presentarmi all'esame di Progettazione del Software 2 in quanto, nelle ultime due settimane, a tutto mi sono dedicato fuorché allo studio. In Italia ho trovato gli amici in splendida forma, ma anche dei segnali inequivocabili che in questa fase della mia vita è in Portogallo, che devo stare: ho un appuntamento con la Storia!

Venerdì è stata una giornata romana cominciata male e finita peggio: prima ho fatto arrabbiare la professoressa a cui vorrei chiedere la tesi, arrivando troppo tardi al suo ufficio, e nel pomeriggio mi sono anche beccato una multa sull'autobus, in una giornata di sciopero dell'ATAC; il biglietto l'avevo cercato uscendo ma il tabaccaio aveva la macchina guasta.

Ma facciamo un passo indietro. Dieci giorni fa la mia padrona ha concluso l'omerica impresa dell'installazione dell'esquentador; così, salutati i francesi legittimi abitanti della prima casa in cui avevo vissuto fino ad allora, ho preso possesso di quella nuova. Con me vivranno un ragazzo toscano (è vero, io avevo chiesto alla padrona di non mettermi insieme ad altri italiani per questioni di esercizio linguistico, comunque lui è simpatico) e due spagnole, di cui faremo la conoscenza più in là perché sono studentesse di qualcosa di umanistico e arriverano tardi, tardi.

La popolazione di questa casa studenti promette, dunque, bene. Il quartiere non è il massimo esteticamente né per uscire la sera: ci sono solo supermercati, molto cemento e ogni tanto qualche macchina che sfreccia sotto la mia finestra. Quello che è positivo è la vicinanza alla metro e anche il condominio in sé e per sé, piuttosto funzionale: abbiamo non uno ma ben due ascensori (oggetti non molto comuni a Lisbona) e il nostro appartamento è stato appena rimesso a nuovo, con tanto di vernice fresca e mobili Ikea. Non lontani da noi ci sono lo zoo e lo stadio del Benfica. Pittoresca la cucina: abbiamo una lavatrice italiana Philco più vecchia di me e un impianto di gas inquietante, ma alla fine sicuro.

Come ho anticipato via email, tre ore dopo aver messo piede nella nuova casa, il giorno 6 settembre, ho già avuto visite: direttamente dalla Costiera Amalfitana, con una fermata intermedia in Spagna, è atterrato a Lisbona Aldo Rock. Avendo Joana dei problemi pratici (lavora in un negozio di cioccolatini fino a sera tardi) l'ho ospitato io in una delle stanze delle future spagnole. Chi di voi mi visiterà avrà modo di leggere le avventure di Aldo prima e durante il soggiorno lisboeta, avventure che hanno inaugurato il mio libro degli ospiti, per la verità un semplice quaderno nero che sto tenendo per i visitatori, come alle mostre.

Dal 6 al 13 settembre sono uscito in continuazione con amiche e amici portoghesi, il mio coinquilino toscano Stefano, Aldo e qualche meteora della Sardegna e della Slovenia. Sono stato in molti posti che mi stanno dando una conoscenza sempre più profonda e quotidiana del Paese: la cittadina di Oeiras a ovest di Lisbona; Cascais con i suoi bei pavimenti, la spiaggia piccola ma bella e gli opulenti negozi; Bocca dell'Inferno in riva all'oceano; spiaggia del Guincho con la sabbia che ti vola in faccia per il vento forte, e i surfisti al settimo cielo; la scogliera di Cabo da Roca (diversamente dal 2001, stavolta era avvolto nella nebbia e nell'umidità); ancora una volta Sintra, con la comunità di Parco dei Lupi in circolo a fare una lezione di lettura dell'aura. Ultima ma non per importanza Almada, città dirimpettaia di Lisbona -le separa il larghissimo fiume Tago- da cui si può guardare la capitale con una curiosa colonna sonora: il sibilo delle automobili proveniente dal Ponte 25 Aprile, che è sospeso tipo quello di Brooklyn.

Ho assistito a un altro concerto: i Paatos, gruppo svedese di progressive rock che non conoscevo proprio fino a qualche ora prima di sentirli. Credo che faranno da spalla ai Porcupine Tree a Roma prossimamente.

Durante la madrugada (ore piccole), quaggiù, si può vagare per la città e trovare birre o crocchette di baccalà.

L'università è lontana ma si fa piacere: sistema informatico che gestisce tutto, dall'iscrizione ai singoli corsi al dialogo tra docenti e studenti, wireless ovunque, ottimo ufficio erasmus con una signora molto premurosa, professori giovani e lezioni con massimo quaranta persone. Un docente era così contento di avere un erasmus che mi ha promesso di tenere il corso in inglese invece che in portoghese, se voglio. Comunque mi sa che ci sarà da lavorare parecchio, con le varie tesine da fare a casa, oltre agli esami scritti finali.

In questi giorni sono alla fine dell'antipasto di erasmus, perché ancora tutto è un po' dormiente. Arriverà più gente, cominceranno le varie attività sociali, ma d'altra parte mi inizieranno anche tutti i e quattro i corsi (più quello di portoghese). Vedremo.

Ah, sembra che a capodanno mi troverò a Berlino.

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venerdì 8 settembre 2006

Lisbona, lunedì 4 settembre 2006 (ignorate l'altra data)

Sono arrivato coi bagagli ben rigonfi martedì 29 agosto direttamente da Alassio, per avere tutto il tempo necessario a completare le pratiche universitarie e la ricerca della casa, vera incognita del trasloco in un posto straniero. Ricerca, questa, quanto mai urgente ma al tempo stesso delicata, perché uno trova sempre difetti nelle stanze che gli affittacamere gli mostrano: per la zona, per la mancanza di ascensore, per il vecchiume, per gli inquilini. Il tutto complicato dal fatto che la mia facoltà si trova fuori Lisbona, a più di mezz'ora di autobus, ma io ho preferito cercare casa nella capitale piuttosto che abitare laggiù a Caparica, dove a parte qualche spiaggia e il campus c'è ben poco.

Un paio di settimane sarebbero bastate e avanzate, pensavo quando ho comprato il biglietto, e avrei anche avuto tempo per divertirmi e per preparare l'esame che vorrei recuperare a metà settembre a Roma.

Ebbene, ci ho messo molto meno del necessario: dopo tre giorni mi sono sistemato!

Questo è stato possibile -va detto- solo grazie alla gentilezza di Joana, conosciuta a Roma l'anno scorso in qualche festa erasmus, e del suo ragazzo Daniel. Non solo mi hanno ospitato le prime tre notti, portandomi con loro a nord e a sud del Tago, ma soprattutto hanno con pazienza fatto per me un sacco di telefonate a tizi più o meno raccomandabili che affittavano camere, essendo il mio portoghese ancora mediocre.

La casa che alla fine ho scelto non era neanche nelle liste di annunci che ho racimolato in giro, però una delle signore che ha pubblicato un annuncio ha detto per telefono a Gustavo (un altro amico lusitano conosciuto a Roma, che mi ha aiutato con le telefonate) che la casa dell'elenco era già occupata, tuttavia era disponibile quest'altra casa non in elenco, in zona Benfica, e potevo andare a vederla il giorno successivo. Insomma, una serie di coincidenze mi portano a vivere i primi sei mesi nella zona Laranjeiras, situata tra lo zoo e uno degli stadi di calcio, ad affittare una camera in nero da una speculatrice che in fondo in fondo è buona.

Stilo un breve elenco di ciò che ho visto o sentito durante i giorni caldi della ricerca, caldi in tutti i sensi perché abbiamo toccato i 38 °C:

- "ascolta, sono ancora in vacanza in Alentejo/Algarve, richiama la prossima settimana". (Ma allora che caspita metti a fare un'inserzione a pagamento sul settimanale Ocasião?)
- annunci molto allettanti di case per studenti, addirittura con la postilla "preferenza stranieri", e poi si scopre che ad affittare la stanza è una famigliola con creatura. (I bambini sono belli, ma male si sposano con l'idea di erasmus!)
- case per studenti che non sono affatto case, ma ex alberghi dismessi e gestiti da locali sore Lelle: lunghi corridoi con tante stanze tutte uguali e un angolo cottura in fondo. (Però per 300 euro fanno proprio tutto, anche stirarti i vestiti... peccato per la tristezza kafkiana di questi dormitori)
- un'altra famigliola con creatura, stavolta di immigrati cinesi o di Macao. "Il microonde lo puoi usare, ma il resto della cucina no". (No grazie)
- la signora Palmira, avanti con l'età, che vive insieme alla ancor più vetusta mamma. La camera era anche gradevole, peccato per l'indisponibilità della cucina e per la regola: "essendo questa una casa famiglia, niente fidanzate qui in stanza". (Avevo fiutato qualcosa di strano quando, entrando con Daniel nell'appartamento, ci siamo trovati di fronte alla scritta "La madonna di Fátima benedice questa casa e chi ci vive" appesa al muro)

Tra le cose belle che ho fatto sono andato nel paese di Sintra con Joana e Daniel. Conservavo un ricordo piuttosto vivo di quando ci andai con la scuola nel 2001 visitando il castello moresco, immerso tra alberi di specie esotiche (fatti piantare là da un re eccentrico); stavolta è stato diverso perché ho proprio alloggiato nel paese, e non in un posto qualsiasi ma in una villa dal nome sinistro: Parco dei Lupi. Effettivamente la casa, già di per sé enorme, ha un parco annesso con vari giardini separati, sentieri, discese, orti, piccole piscine. Il tutto condito da nebbia e clima britannico; di lupi però neanche l'ombra, c'era solo un vecchio cane lupo che obbediva a semplici ordini in cambio di biscottini. Gli altri inquilini della casa, in parte affittuari amici della famiglia di Joana, sono simpatici e strampalati, new age e salutisti, con tanto di esercizi ginnici serali in costume da bagno all'aperto in mezzo alla nebbia, cena a base di tofu, e una stanza profumata di incenso adibita al gong!

Nel parco di un'altra magione di Sintra che apparteneva alla massoneria, ho assistito a una rappresentazione rivisitata e dinamica di Amleto. Tra una scena e l'altra, dovevamo spostarci in uno scenario diverso, cosicché i personaggi potessero sbucare da fuori un cespuglio o correre in mezzo al pubblico; più classica era invece la seconda parte dello spettacolo, perché eravamo seduti e... avvolti in coperte, visto che all'aperto e verso mezzanotte faceva veramente freddo. Dopo lo spettacolo siamo stati con l'attore che faceva Orazio, vecchio amico dei miei due ospiti. I tre avevano un sacco di cose da dirsi: a quanto sembra non si vedevano da un anno, prima che Joana partisse per il suo erasmus romano. La cosa bella della loro conversazione è stata che, esauriti i convenevoli, essa è diventata un susseguirsi di "e ti ricordi quando...?" o "troppo forte quella volta in cui...!", etc. Percepivo insomma un'amicizia profonda, io osservatore esterno, e ho avuto per la prima volta un brivido di nostalgia per Roma. Tutto ciò evoca in me un professore di lettere che sillaba piano piano l'adagio: "eh, la bella età dell'oro".

Un'altra attività a cui mi sto dedicando è il buon mangiare. Chi mi verrà a trovare sarà in mani sapienti: per ora mi hanno fatto conoscere una piccola pasticceria poco battuta dai turisti a Sintra e un ristorante del Bairro Alto specializzato in carne cotta sulla pietra. Questo mi porta a parlare di Nicoletta, milanese ma lisboeta di adozione, amica preziosa e concausa della mia scelta di venire qui: in una notte buia del luglio 2005 mi aiutò a trovare la retta via in mezzo a Lisbona nord, a me che avevo solo uno zainone in spalla e una Lonely Planet in mano. E poi mi ha sempre presentato un sacco di gente prestige, sia a Porto l'anno scorso che qualche sera fa a Lisbona: dei suoi ospiti milanesi e un portoghese che si intende di fado e mandolini.

La padrona di casa è una signora bionda un po' pasticciona, parla ottimamente il francese ed è per l'appunto specializzata nell'affittare camere a erasmus di oltralpe. È pasticciona perché, diversi giorni dopo il nostro accordo, ancora non ha fatto montare lo scaldabagno a gas nella mia casa. Come consolazione mi fa stare temporaneamente in un altro suo appartamento in centro; all'inizio sono stato lì da solo, ma ora convivo con tre francesi. Ho temuto il peggio quando, la sera che sono andato a inebriarmi di carne e sangria con i milanesi, la padrona mi ha telefonato scusandosi perché sua figlia era da poco entrata in camera mia quando io non c'ero e aveva toccato qualcosa sul mio computer (lo avevo lasciato acceso e pericolante a captare alcuni dati interessanti del vicino di casa, con la speranza vana di ottenere una connessione temporanea a internet); per fortuna la menina di quattro anni si è limitata a rinominare un po' di icone sullo schermo e a lanciare tutti i programmi possibili, financo il software matematico-ingegneristico MATLAB.

Concludo segnalando che ho già fatto in tempo ad assistere a un concerto dei Da Weasel (affiancati dall'orchestra sinfonica), uno dei gruppi hip hop di spicco, con i quali ho deliziato alcuni di voi nei mesi scorsi.

Passo e chiudo. E non temete: non scriverò molto spesso né così tanto.

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